Tea Tree

tea tree

Il mio rimedio naturale “anti-covid”

Considerato tra i rimedi naturali più potenti e versatili a oggi conosciuti, il Tea Tree costituisce per me un prodotto indispensabile, soprattutto durante l’inverno, quando iniziano i primi raffreddori e mal di gola.

Oggi poi, con la pandemia da Covid in corso, non potrei davvero farne a meno.

Cos’è il Tea Tree?

E’ l’olio essenziale estratto dalla pianta di Melaleuca. La Malaleuca è una pianta che cresce in Australia. Usata da sempre dagli aborigeni della tribù Bundjalung, che fin dai tempi antichi hanno utilizzato il suo estratto, l’olio di Melaleuca, e ne hanno trasmesso la conoscenza fino ai nostri giorni, quando la scienza ne ha dimostrato le numerose proprietà benefiche.

Quali sono le sue proprietà?

viene impiegato in aromaterapia per la sua potentissima proprietà antibiotica ad ampissimo spettro su batteri, virus e microbi e infezioni fungine. Quando sulla confezione è riportata l’indicazione “puro al 100%” può essere utilizzato anche per uso interno, ma sempre veicolato (max. 2 docce in un cucchiaino di miele e assunto sempre a stomaco pieno), in caso di infezioni virali, batteriche e microbiche che provocano febbre, bronchiti, raffreddore, mal di gola, cistite, candidosi e herpes.

Come lo uso?

Bè, in questo momento di pandemia, lo uso per realizzare delle caramelline fantastiche, che seppure la scienza non ha mai confermato l’efficacia del Tea Tree come difesa dal Covid, sicuro funzionano con i sintomi influenzali iniziali.

Come le preparo?

Semplice: mescolo 4 cucchiai di zucchero di canna con il succo di mezzo limone, aggiungo 1 cucchiaino di zenzero, 1 di cannella e porto a bollore. Aggiungo 2 cucchiaini di miele (il top è il miele di Manuka). Appena il composto ha assunto un colore bruno, aggiungo 5-6 gocce di tea tree, mescolo velocemente e verso negli stampini (al posto degli stampini puoi usare lo zucchero a velo versato in una teglia bassa, e dopo aver praticato tanti buchi con un dito, versarci dentro il composto) quando le caramelle si sono solidificate le conservo in una scatola cosparse di zucchero a velo.

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torta alle rape rosse

torta di rape rosse

Torta alle rape rosse

senza glutine, senza latte, senza lievito

Semplicissima e velocissima, la torta alle rape rosse “alternativa” è ottima per la colazione.

Gli ingredienti non sono pesati ma misurati con un bicchiere dello yogurt, quello da 125 gr.

Ingredienti:

2 uova

3 rape rosse non troppo grandi

1 bicchiere di zucchero di canna

1/2 bicchiere di olio di semi di girasole

1 bicchiere di farina di riso

2 bicchieri di farina di grano saraceno

1 cucchiaino raso di bicarbonato di sodio

Procedimento:

sbatti le uova con lo zucchero, frulla le rape rosse e aggiungile alle uova.

inserisci l’olio di semi di girasole, mescola il tutto e completa aggiungendo tutti gli altri ingredienti secchi: le farine e il bicarbonato.

Nel frattempo accendi il forno a circa 170°,

ungi e poi infarina la tortiera (con farina di riso o saraceno) oppure usa semplicemente la carta forno.

Inforna per circa 25-30 minuti, a seconda del forno.

Lascia raffreddare.

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Vaccino si, vaccino no?

vaccino esavalente

Vaccini Contaminati

Vaccini esavalenti, cosa ci nascondono?

Vaccinare o no?

Certo, se vaccinare fosse una scelta, una libera e cosciente scelta.

Invece no.

Il nostro Governo ha reso non solo i vaccini obbligatori, ma ha cercato di riunire diversi vaccini in un’unica somministrazione, sempre obbligatoria, senza preoccuparsi minimamente del fatto che diverse ricerche hanno messo in evidenza  il pericolo che i bambini corrono se si somministrano loro più vaccini insieme.

Il vaccino che appunto si chiama “esavalente” contiene sei vaccini diversi e viene più volte somministrato in età diverse al bambino.

Come se tutto questo non bastasse, il 22 febbraio 2018 è successo qualcosa di veramente grave. La guardia di finanza ha fatto un blitz nei laboratori del dott. Montanari e la dottoressa Gatti e hanno sequestrato i pc e i risultati delle ricerche che stavano facendo sui vaccini propinati ai bambini.

Ma cosa avevano scoperto?

Avevano analizzato tutti i  vaccini e avevano scoperto che erano pieni di metalli pesanti. Sostanze tossiche che subito dopo la somministrazione si depositano nel cervello e “possono” portare tante patologie, come autismo o cancro. Può succedere che gli effetti nefasti si verifichino quasi subito, nel giro di qualche giorno oppure addirittura dopo anni.

Nel contempo i due medici avevano analizzato anche un vaccino destinato agli animali, e incredibilmente il vaccino in questione era pulito, privo di qualsiasi metallo contaminante.

Quindi possiamo dedurre che è possibile creare vaccini “puliti” anche per i nostri bambini?

Perché i vaccini che obbligatoriamente somministrano ai nostri figli sono contaminati e quelli (o quello, ossia l’unico esaminato) per gli animali no?

Sono davvero tante le domande che potremmo farci, tanti o troppi i dubbi che ne scaturirebbero.

In Italia, con la nostra “democrazia” non possiamo esporci o pubblicizzare questa cosa liberamente. Ma riporto di seguito un link interessante dove il ricercatore che scrive, ipotizza una grande corruzione nella sanità italiana, diversamente non trovano giustificazioni né la somministrazione obbligatoria dei sei vaccini in un’unica seduta,  vista la sua certificata pericolosità, tantomeno l’insabbiamento delle ultime scoperte dei dottori Montanari e Gatti .

The Government of Italy on the Safety of Combining Vaccines in Solution and in One Visit (in inglese)

Intervista ai dottori Gatti e Montanari (in inglese)

Risultato degli esami dei vaccini dei dottori Gatti e Montanari

Pane senza glutine e senza lievito

pane senza glutine e senza lievito

Il pane senza glutine e senza lievito è stata una scoperta fantastica!

Tantissime patologie, tra quelle autoimmuni, necessitano della completa eliminazione del glutine dalla propria dieta.

E uno degli alimenti a cui più difficilmente rinunciamo è proprio il pane.

Ci siamo cresciuti, è sempre stato il principe delle nostre tavole: colazione, merenda, pranzo e cena, ogni pasto o fuori pasto ha come protagonista il pane.

Ma quando sei nelle condizioni di doverci rinunciare è un bel problema.

Puoi acquistarlo, peccato che il pane senza glutine che normalmente troviamo nei supermercati, sia di pessima qualità. Quello che io chiamo il “pane di simil-plastica” che tra l’altro, costa anche parecchio!

Ma passi anche il prezzo alto, l’idea di mangiare un pane che neppure lontanamente ha, nè il sapore nè l’aspetto, di quel filone rustico che il forno sotto casa sforna tutti i giorni, davvero non mi piace!

E spesso comunque non è solo il glutine da eliminare, ma anche il lievito!

Allora diventa un’impresa titanica trovare un pane per le nostre esigenze!

Ma sappiamo come funziona: il bisogno aguzza l’ingegno!

Quindi, prova e riprova, alla fine ho trovato un pane senza glutine e senza lievito che mi soddisfa!

E’ davvero semplicissimo, devi solo procurarti la farina di grano saraceno e dei grani di kefir (dai quali ottieni il kefir che userai)

Ti consiglio di provarla, a me è piaciuta davvero tanto:

  • farina di grano saraceno, circa 500gr.(naturalmente privo di glutine)
  • un bicchiere di kefir di latte (se non conosci il kefir clicca qui)
  • acqua quanto basta
  • 1/2 cucchiaino di sale
  • 1  cucchiaino di strutto

fai sciogliere lo strutto nell’acqua calda (non bollente)

amalgama poi il tutto e crea un’impasto piuttosto molle (il grano saraceno non avendo il glutine fa piu fatica a lievitare)

metti a riposare in uno stampo da plumcake, coperto con un canovaccio.

Dopo circa 24 ore il kefir avrà fatto lievitare l’impasto, a questo punto accendi il forno a circa 180° e quando ha raggiunto la temperatura inforna il pane.

cuoci per circa 30 minuti, poi togli il pane dallo stampo e prosegui per altri 15 minuti circa, direttamente sulla grata del forno.

Buon appetito!

Morbo di Parkinson

il Parkinson è una patologia autoimmune?

Il Parkinson è una patologia autoimmune?

Quanto ne sappiamo oggi del Morbo di Parkinson?

Di certo sappiamo che nella malattia di Parkinson si verifica una drammatica costante morte dei neuroni nel cervello. E, se questo è un dato di fatto, quello che non è affatto chiaro è il perché accade tutto ciò.

Le ipotesi sono diverse, ma tutte non hanno ancora saputo dare un volto a questo processo. Oggi, però, un nuovo studio suggerisce che dietro a questa strage di neuroni vi possa anche essere il sistema immunitario.

I ricercatori del Columbia University College of Physicians & Surgeons hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista Nature Communications, e qui si legge che la malattia di Parkinson potrebbe in realtà essere una malattia cosiddetta autoimmune. Al pari del diabete di tipo 1, la celiachia o la sclerosi multipla, nella malattia di Parkinson potrebbe essere che i neuroni siano scambiati dal sistema immunitario per degli invasori da combattere, per cui ecco che si verifica un attacco da parte delle cellule preposte all’eliminazione del nemico. Solo che, in questo caso, è un’azione che si ritorce contro il corpo stesso.

«Questo è una nuova, e probabilmente dibattuta, idea nella malattia di Parkinson – sottolinea il prof. David Sulzer, neurobiologo nei dipartimenti di psichiatria, neurologia e farmacologia presso il Columbia University College of Physicians & Surgeons e principale autore dello studio – ma se vera, potrebbe portare a nuovi modi per prevenire la morte neuronale nel Parkinson, simili ai trattamenti per le patologie autoimmuni».

L’idea è davvero rivoluzionaria, perché per decenni i neurobiologi hanno ritenuto che i neuroni siano protetti dagli attacchi del sistema immunitario, in parte perché non presentano antigeni sulla loro superficie cellulare.

Difatti, quando vi è un attacco alle cellule da parte di virus o batteri, queste mostreranno gli antigeni sulla loro superficie esterna. Accade così che quando il sistema immunitario riconosce gli antigeni estranei, le cellule T attaccano e uccidono le cellule.

Ecco dunque perché gli scienziati pensavano che i neuroni fossero esenti dagli attacchi delle cellule T, non presentando antigeni sulla superficie.

«Questa idea aveva un senso perché, tranne in rare circostanze, il nostro cervello non può creare nuovi neuroni per ricostituire quelli uccisi dal sistema immunitario – sottolinea il prof. Sulzer – Ma, inaspettatamente, abbiamo scoperto che alcuni tipi di neuroni sono in grado di mostrare gli antigeni».

Il dott. Sulzer, insieme alla dott.ssa Carolina Cebrián, hanno analizzato l’espressione degli antigeni cellulari sotto forma di speciali proteine chiamate MHC. Per far ciò, hanno utilizzato del tessuto cerebrale post-mortem donato alla Columbia Brain Bank da donatori sani.

I ricercatori hanno così notato con sorpresa che in due tipi di neuroni erano presenti le proteine MHC-1. Di questi due tipi di neuroni, uno era il neuro-ormone dopamina e si trovava in una regione del cervello chiamata substantia nigra, che degenera proprio durante la malattia di Parkinson.

Il passo successivo è stato quello di osservare se i neuroni vivi utilizzano MHC-1 per mostrare gli antigeni.

Gli scienziati hanno poi condotto esperimenti in vitro con neuroni di topo e neuroni umani creati da cellule staminali embrionali. I risultati dei test hanno mostrato che in determinate circostanze, tra cui le condizioni note come manifestazioni di Parkinson, i neuroni usano MHC-1 per rendere visibili gli antigeni.

Tra i diversi tipi di neuroni esaminati, i due tipi colpiti nella malattia di Parkinson erano molto più reattivi di altri neuroni ai segnali che hanno attivato la visualizzazione dell’antigene. I ricercatori hanno poi confermato che le cellule T riconoscono e attaccano i neuroni che espongono gli antigeni specifici.

Questi risultati suggeriscono dunque che la malattia di Parkinson possa in parte essere una patologia autoimmune, anche se i ricercatori ribadiscono che sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questa ipotesi.

«In questo momento – spiega Sulzer – abbiamo dimostrato che certi neuroni mostrano antigeni e che le cellule T possono riconoscere questi antigeni e uccidere i neuroni. Ma abbiamo ancora bisogno di determinare se è questo che sta realmente accadendo nelle persone. Dobbiamo dimostrare che ci sono alcune cellule T nei pazienti Parkinson che possono attaccare i loro neuroni».

A questo promettente studio hanno partecipato anche ricercatori italiani del CNR: Fabio Zucca e Pierluigi Mauri. Altri partecipanti sono Ellen Kanter, Jonathan Mandelbaum, Jean P. Vonsattel, John D. Loike, Julius Steinbeck, Lorenz Studer, Sadna Budhu, Luigi Zecca.

[tratto da www.lastampa.it]