Cosa peggiora la Fibromialgia

caffe e sigaretta

Ci sono molte cose che possono peggiorare i sintomi della fibromialgia cheapest generic zithromax.

Ad esempio, bere tanto caffè (tra cui caffè decaffeinato), tè, o bevande anche analcoliche causano la perdita di acqua e vitamine B idrosolubili.

Le vitamine del gruppo B sono necessarie per riparare i nervi danneggiati.

Diventa quindi indispensabile integrarla sia con una giusta alimentazione che con integratori.

Gli alimenti ricchi di vitamina B che non possono mancare sulla tavola sono: verdure a foglie verdi, in modo particolare gli spinaci,  cicoria,  rucola e bietole.

Anche gli asparagi ne sono ricchi. Oppure carni come il pollo e il tacchino, o il pesce, come il salmone ed il tonno, ne sono ottimi fornitori.

Anche fumare parecchio o consumare bevande alcoliche, l’uso di antibiotici e pillole anticoncezionali, così come lo stress, possono tutti danneggiare la ripresa.

E, per finire, ci sono molti farmaci associati alla fibromialgia come effetto collaterale. Ad esempio diversi medicinali usati per curare la pressione alta o il colesterolo, presentano tra gli effetti secondari proprio la fibromialgia.

Attenzione alle intolleranze

intolleranze-alimentari

se soffri di fibromialgia dovresti prima di tutto analizzare eventuali intolleranze.

Non sto parlando di test che determinano le allergie alimentari, i classici test dell’ospedale. Infatti quasi sempre questi test sono negativi, per tutti gli alimenti presi in considerazione. In questo caso ci si attende una reazione immediata che invece non c’è. Ma la perdita di tolleranza nei confronti di un determinato alimento, o più spesso nei confronti dell’intera famiglia di alimenti, si manifesta a distanza di ore, a volte anche parecchie, pertanto non è cosi semplice.

Nel mio “sistema autoimmunity” prevedo l’esclusione di diversi alimenti, ma come ho ripetuto in diverse occasioni, prima di ogni cosa è strettamente necessario un test per le intolleranze.

il fibromialgico ha un sistema immunitario suscettibile a contatto con determinati alimenti, soprattutto con quelli che non tollera, quindi magari l’ingestione di un biscotto a colazione, avrà i suoi effetti nefasti alle dieci di sera, e senza un test si possono trascorrere mesi prima di capire da soli, cosa ci causa lo star male.

Ci sono diversi test per le intolleranze molto validi. Putroppo nessuno di questi è praticato dal nostro sistema sanitario nazionale, che si limita alle allergie alimentari rilevabili attraverso le analisi del sangue o il prick test.

Una volta effettuato un test per le intolleranze alimentari, ti consiglio di verificarne i risultati assumendo una piccola porzione di un solo alimento alla volta, per cui risulta l’intolleranza, e annotarti gli effetti secondari almeno nei tre giorni successivi all’ingestione. Infatti a volte la reazione ritarda fino ad un massimo di cinque giorni dall’assunzione.

A rotazione, prova un alimento alla volta e annota gli effetti secondari, avrai cosi il tuo test, certificato da te.

A questo elenco aggiungi gli alimenti con un alto potere infiammatorio, come indicato nel mio <a href="http://www.autoimmunity buy zithromax online.it/sistemautoimmunity/”>Sistema Autoimmunity.

 

 

 

Fibromialgia, per ora niente esenzione permanente come malattia cronica

legge sulla fibromialgia

La risposta del Sottosegretario Vito De Filippo. La patologia può essere grave e invalidante ma solo in alcuni casi. Ad oggi non sono disponibili criteri validati per definirne cronicità e gravità

Roma – Il sottosegretario per la Salute Vito De Filippo ha risposto qualche giorno fa in Commissione Affari Sociali della Camera all’interrogazione 5-07313 presentata da Paola Boldrini (PD) sull’inserimento della fibromialgia nei livelli essenziali di assistenza.
L’interrogazione chiedeva di sapere se fossero stati raggiunti progressi in merito all’individuazione di criteri diagnostici oggettivi ed omogenei volti a distinguere le condizioni cliniche a seconda della gravità così da individuare le prestazioni da destinare a esenzione e se non si ritenesse opportuno inserire la fibromialgia nei LEA.
Riassumendo, il Ministero della Salute ad oggi non ritiene che vi siano le condizioni per l’inserimento della fibromialgia nell’elenco delle malattie croniche soggette ad esenzione (allegato al DM n.329 del 1999). Questo perché non sono stati ancora definiti i cut-off per definire la gravità della malattia attraverso studi idonei.

Di seguito il testo integrale:

 

Paola Boldrini: Inserimento della fibromialgia nei livelli essenziali
di assistenza.
TESTO DELLA RISPOSTA del sottosegretario Vito De Filippo (23 febbraio
2016)
Da molti anni il Ministero della salute sta approfondendo i vari aspetti della
fibromialgia e le problematiche ad essa connesse, coinvolgendo società
scientifiche ed esperti e esaminando tutte le informazioni disponibili.
Infatti, la fibromialgia è oggetto di un numero crescente di richieste di piena
tutela sanitaria, e di iniziative rivolte a consentire l’inserimento di questa
patologia nei livelli essenziali di assistenza.
A tal riguardo, segnalo che gli assistiti possono già usufruire di tutte le
prestazioni contenute nei livelli essenziali di assistenza, erogabili per il tramite
delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
Inoltre, già nel 2011, questo Ministero ha ritenuto opportuno presentare al
Consiglio Superiore di Sanità (C.S.S.) una richiesta di parere sulla fibromialgia.
In esito a tale richiesta, la Sezione II del Consiglio ha espresso il parere in data
20 settembre 2011.
Detta richiesta di parere al C.S.S. ha riguardato la «Sindrome da Fatica
Cronica (CFS) e la Fibromialgia», in merito a:
a) criteri diagnostici sufficientemente chiari, e condivisi all’interno della
comunità scientifica, che consentano di distinguere le forme più gravi di CFS e di
Fibromialgia;
b) esistenza di protocolli terapeutici che identifichino prestazioni sanitarie
effettivamente appropriate ed efficaci, che il Servizio Sanitario Nazionale possa
offrire gratuitamente a coloro che ne sono affetti;
c) stime attendibili sul numero delle persone interessate, per valutare
l’impatto economico delle eventuali misure da intraprendere.
Il Gruppo di lavoro istituito nell’ambito della Sezione II ha elaborato due
distinti documenti, parte integrante del parere, sui quali la stessa Sezione ha
espresso parere favorevole, ed ha proposto che:
«i documenti summenzionati costituiscano la base di lavoro per una
Consensus Conference da promuovere, al più presto, presso il Consiglio
Superiore di Sanità, con il contributo di Istituzioni e Società Scientifiche in
ambito neurologico, reumatologico, psichiatrico, internistico ed immunologico, al
fine di sviluppare un consenso aggiornato sulla “definizione di caso”, su criteri
diagnostici oggettivi ed omogenei, che renda possibile distinguere le condizioni
cliniche a seconda della gravità».
Tuttavia, tale Consensus Conference non ha avuto luogo durante il periodo di
vigenza del C.S.S. che l’ha proposta; si ritiene che ciò sia avvenuto anche in
relazione al fatto che, successivamente, si sono resi disponibili nuovi criteri –
2010 Modified Criteria (ModCr 2011) e i nuovi criteri 2013 Alternative Criteria
(AltCr) – rispetto ai precedenti criteri del 1990.
Pertanto, questo Ministero ha formulato un’ulteriore richiesta di parere da
sottoporre al C.S.S., specificamente rivolta alle seguenti questioni:
1. «se esista consenso sui nuovi criteri diagnostici, e se questi siano in grado
di individuare i pazienti con forme cliniche corrispondenti ai criteri di gravità ed
invalidità previsti dalla normativa (decreto legislativo n. 124 del 1998);
2. se esista consenso sulla individuazione di prestazioni di specialistica
ambulatoriale appropriate per il monitoraggio e la prevenzione delle complicanze e
degli eventuali aggravamenti, con particolare riferimento alle forme cliniche più
gravi (così come definite al punto 1);
3. se, alla luce degli ultimi dati di prevalenza nel nostro Paese (0,5 per cento
negli uomini e 3,5 per cento nelle donne), sia possibile stimare il numero di
pazienti affetti da forme gravi ed invalidanti di fibromialgia, al fine di effettuare
una corretta valutazione dell’impatto economico legato all’eventuale inserimento
della fibromialgia tra le patologie oggetto di tutela».
L’istruttoria ha visto l’istituzione, in seno alla Sezione I, di un Gruppo di
lavoro, che ha approfondito gli aspetti tecnico-scientifici ed organizzativi della
tematica. Detto Gruppo di lavoro ha prodotto un documento, allegato come parte
integrante al parere, sul quale la Sezione I si è espressa sui singoli punti come
segue:
punto 1. «Esistono i criteri diagnostici, ma non validati, per individuare
forme gravi ed invalidanti. Non vi sono, invece, criteri per le forme pediatriche.
Tuttavia l’identificazione dei criteri necessari per individuare le forme più gravi ed
invalidanti deve far parte della research agenda che dovrebbero definire i cut-off
utilizzando i criteri appropriati per 12 mesi dello Short Form-Health Survey».
punto 2. «Esiste un consenso diffuso tra i Reumatologi sulle prestazioni
specialistiche da effettuare per individuare le forme più complicate e più gravi
(per esempio forme ad impronta psichiatrica)».
punto 3. «È possibile pensare che tra 1.5 e 2 per cento della popolazione ne
sia affetta (circa 900.000 persone)».
Il C.S.S. ha evidenziato, inoltre, altri punti:
identificando come specialista di riferimento il Reumatologo e l’utilità di
segnalare ai medici di Medicina Generale la necessità di una maggiore attenzione
sulle problematiche della fibromialgia e di indirizzare i pazienti verso gli specialisti
reumatologi;
individuando ed elencando come appropriate talune prestazioni da erogare;
definendo la malattia, in merito alla possibilità di inclusione della
fibromialgia tra le malattie soggette a tutela ai sensi del decreto legislativo 29
aprile 1998, n. 124, come cronica, invalidante solo in alcuni casi, non
necessariamente permanente;
segnalando la necessità di attendere che siano definiti i cut-off attraverso
studi idonei.
Nel parere reso in data 14 settembre 2015, la Sezione I del Consiglio ha
proposto che lo studio della definizione dei cut-off potrebbe essere svolto dal
Gruppo di lavoro sulla «fibromialgia» della stessa Sezione I, integrato con ulteriori
esperti delle principali e maggiormente rappresentative Associazioni dei pazienti,
ed ha auspicato l’attribuzione del Codice identificativo di malattia, perché questo
consentirebbe un’incisiva riduzione di consulenze, esami e prestazioni
inappropriate da parte di altre figure professionali, nonché prospettato il
riconoscimento di un’esenzione minima di almeno 24 mesi.
Pertanto, tenuto conto che il citato parere considera la fibromialgia come
cronica, invalidante solo in alcuni casi, non necessariamente permanente, e che è
necessario attendere che siano definiti i cut-off attraverso studi idonei, il
Ministero della salute ritiene che non vi siano, al momento attuale, le condizioni
per l’inserimento della fibromialgia nell’elenco delle malattie croniche allegato al
decreto ministeriale n. 329 del 1999.

Come essere Infelici

infelicità

….e farsi venire la fibromialgia!

E già, la fibromialgia ha un’origine psicosomatica. In particolare, ha origine dalla nostra infelicità.

L’infelicità causa stress continuo.

Siamo mentalmente stanchi. Troppo stanchi per farci una semplice camminata, troppo distrutti per coltivare un rapporto con un amico. E il rinchiuderci in noi stessi, sono il primo passo per una lunga strada di infelicità.

Allora cosa facciamo? Cerchiamo di raggiungere la felicità attraverso la meditazione, ci pare che un distacco momentaneo dalle cose materiali, ci riporti il sereno. In realtà se siamo particolarmente iperattivi, un pò di meditazione ci tranquillizza, ci aiuta a ritrovare il giusto ritmo, ma non restituisce la felicità.

Spesso ci rendiamo conto che la nostra infelicità non ha motivo di esistere, abbiamo tutto, non ci manca niente, allora perchè essere infelici?

L’infelicità è uno stato d’animo , un segnale che qualcosa attorno a noi non va, il nostro io è nel posto sbagliato, magari con un lavoro che non ci piace, una relazione che non ci soddisfa, una cerchia di amici con i quali non ci sentiamo in sintonia. Insomma, quando c’è una nota stonata nella nostra esistenza, il nostro io reagisce con l’infelicità.

L’infelicità è l’allarme che ci indica che dobbiamo cambiare qualcosa con urgenza.

Non possiamo aspettare che il lavoro cominci a piacerci nel tempo, o che magari un giorno riusciremo ad accettare il contesto sociale in cui viviamo, ad accettarlo perchè alla fine ci si abitua a tutto.

Purtroppo non è cosi, possiamo trascinare la nostra esistenza nella speranza che qualcosa cambi, ma il tarlo continuerà a “rosicchiare” il nostro stare bene, sarà la nostra “palla al piede” e con molta probabilità svilupperemo almeno una delle tante patologie legate ad uno stato perenne di infelicità.

Essere felici comporta un taglio netto con la nostra attuale vita. Cosa può succederci? Di sbagliare strada ed essere infelici? E sarebbe diverso dall’attuale condizione? Avere il coraggio di tagliare i ponti con il passato e presente, collocare il nostro io nella sua dimensione naturale.

L’infelicità è il frutto di uno “status” che non ci compete, non ci riguarda, evidentemente siamo nati per fare un’altra cosa, per vivere in un’altra città, svolgere un lavoro diverso, circondarci di persone diverse.

Se esaminiamo a fondo noi stessi, ciò che circonda la nostra vita, verrà fuori la “magagna” che ci rende infelici. A quel punto dobbiamo avere il coraggio di cambiare qualcosa, anche perchè spesso ci vuole più coraggio a persistere nella stessa deleteria situazione, che nel decidere di cambiarla.

 

 

 

L’Olio di Cocco

Perchè usare l’olio di cocco?

Per millenni l’olio di cocco è stato utilizzato come prodotto dietetico e cosmetico. Si tratta di un potente distruttore di ogni tipo di microbo: virus, batteri, protozoi (molti potenzialmente nocivi). L’olio di cocco è oltretutto un naturale apportatore di grasso di alta qualità, fondamentale per una salute ottimale dell’organismo.
Circa il 50 per cento del grasso contenuto nell’olio di cocco è acido laurico, elemento estremamente raro in natura. L’olio di cocco contiene acido laurico più di qualsiasi altra sostanza sulla Terra.
Il nostro organismo converte l’acido laurico in monolaurin, un monogliceride capace di distruggere i virus lipido rivestiti come HIV, herpes, influenza, morbillo, batteri gram-negativi e protozoi come la Giardia lamblia. Di certo è uno dei motivi che rendono l’olio di cocco così utile in medicina, sia nell’uso esterno che in quello interno.

L’olio di cocco è composto da acidi grassi a catena media (MCFAs) i quali sono facilmente digeribili e le cui membrane cellulari sono facilmente incrociabili. Gli MCFAs sono immediatamente convertiti dal fegato in energia, anziché essere immagazzinati sotto forma di grasso. Ecco perché consiglio l’olio di cocco come ideale sostituto dei carboidrati non vegetali.
L’olio di cocco viene assorbito senza fatica dal sistema digestivo e non produce picchi di insulina nel sangue, quindi per ottenere un immediato apporto energetico si può semplicemente ingerire un cucchiaio di olio di cocco, o aggiungerlo al cibo.

Olio-di-cocco1

Per incrementare la presenza dell’olio di cocco nella propria dieta, si può sostituirlo al dolcificante per il the o il caffè. Dal momento che tra le sue proprietà vi è quella di migliorare l’assorbimento delle vitamine liposolubili, si può assumerne un cucchiaio per rafforzare l’efficacia delle vitamine assunte tramite il cibo o durante un trattamento specifico.
L’olio di cocco è ideale per tutti i tipi di cottura, in quanto resiste a temperature molto elevate senza subire deterioramenti, come invece avviene in molti altri tipi di oli (l’olio di oliva, per esempio, proprio per questo motivo non è adatto alla cottura).

Inoltre, l’olio di cocco non diventa rancido, il che è un enorme vantaggio se lo si utilizzi per intrugli fatti in casa. E’ provato che dopo essere stato conservato a temperatura ambiente per un anno, l’olio di cocco non denoti il minimo irrancidimento.

L’olio di cocco offre una lunghissima lista di benefici per la salute, se viene incluso nella dieta quotidiana. Oltre alle proprietà antimicrobiche, è utile per:

– Supportare la salute del cuore ed una corretta funzione tiroidea
– Apportare benefici al cervello
Rafforzare il sistema immunitario
– Fornire un ottimo carburante all’organismo
– Rinforzare a accelerare il metabolismo quando si ricerca una perdita di peso

Ci si dovrà solo abituare ad un sapore più esotico delle pietanze.