Approccio Ayurvedico alla Fibromialgia

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approccio ayurveda alla fibromialgia

[Autore: Dott. Stefano Gargano]

La fibromialgia è una sindrome complessa, caratterizzata dalla disfunzione dei circuiti preposti alla percezione, trasmissione e processazione delle afferenze nocicettive, con prevalente estrinsecazione del dolore a livello dell’apparato muscoloscheletrico.

Sono presenti molteplici sintomi di accompagnamento (ansia-depressione, fatica muscolare, alterazione del ritmo sonno veglia, disturbi cognitivi della memoria, sindrome del colon irritabile, disautonomie) comuni ad altre sindromi da sensibilizzazione centrale.

La valutazione strumentale dolorimetrica ha messo in evidenza anomalie qualitative e quantitative del dolore.

Stimoli dolorosi prolungati o lesioni cerebrali causano uno stato di ipereccitabilità neuronale nel midollo e nell’encefalo ed una sensibilizzazione fondamentale per mantenimento del dolorecronico.

Le indagini condotte attraverso la SPECT hanno dimostrato una riduzione del flusso sanguigno a livello del talamo e del nucleo caudato, implicati nell’integrazione dei segnali dolorosi.

Le analisi chimiche del liquido cefalorachidiano evidenziano un elevato tasso di Sostanza P mentre la serotonina e mediatori sono diminuiti.

I test di inibizione con ketamina dimostrano che l’attivazione dei recettori NMDA è all’origine dell’allodinia.

Esiste una correlazione positiva tra dolore, affaticamento precoce, depressione e compromissione funzionale.

Una correlazione negativa è emersa con i valori sierici di monocyte chemotactic protein (MCP)-1 (r= -.30) ed IL-1β (r = -.29).

La severità del quadro algico è in relazione diretta con ilmacrophage inflammatory protein (MIP)-1β (r = .29); la compromissione funzionale da dolore ha una rapporto inversamente proporzionale ai livelli di IL-1β (r = -.30).

La sindrome da affaticamento è correlata negativamente a IL-1β (r = -.32), IL-10 (r = -.31), ed il granulocyte colony-stimulating factor (G-CSF; r = -.31).

I sintomi depressivi presentano una relazione direttamente proporzionale alla PCR (r = .31), i cui livelli elevati riscontrabili in genere suggeriscono un quadro di infiammazione generalizzata.

Anomalie genetiche del promotore del gene per il trasportatore della serotonina ed è inoltre emersa una componente genetica legata ad un alterazione a livello del cromosoma 17p11.2-q11.2.

Dal punto di vista epidemiologico il sesso femminile è nettamente più colpito (5/9:1), 75% nel range 25-55 anni, con una prevalenza globale dell’1-2%.

È stato messo in evidenza che la ricchezza e gravità dei sintomi è inversamente proporzionale al grado di istruzione dei pazienti.

I criteri riconosciuti per la diagnosi di fibromialgia sono quelli stabiliti dall’American College of Rheumatology (ACR), integrati dopo una recente revisione da un indice di dolore diffuso [WPI-Widespread Pain Index] e da una scala sulla gravità dei sintomi [SS-Symptoms Severity].

1. I sintomi devono esser presenti da almeno 3 mesi ed il paziente non deve presentare disturbi che possano giustificare il dolore.

2. Positività di almeno 11 tra 19 tender points specifici. Il punteggio dell’indice di dolore diffuso [WPI] viene determinato contando il numero delle aree del corpo dove il paziente ha sentito dolore nella settimana precedente.

3. Negatività di esami di laboratorio e strumentali.

4. Il punteggio della gravità dei sintomi [SS] viene determinato valutando in una scala da 0 a 3, dove 3 è la peggiore, la gravità di tre sintomi comuni ansia-depressione, fatica muscolare, alterazione del ritmo sonno veglia, disturbi cognitivi della memoria, sindrome del colon irritabile, disautonomie.

La patogenesi della fibromialgia secondo la medicina ayurvedica identifica 3 fasi successive:

Prima fase: squilibrio del dosha Vata e dei suoi subdosha Prana,Vyana, Samana, Apana.

In questo stadio della sindrome si apprezza una prevalenza della deflessione del tono dell’umore in senso depressivo, iperalgesia, disturbi sensitivi ingravescenti, irregolarità dell’alvo, tutti segni di uno squilibrio del dosha Vata.

Seconda fase: squilibrio del dosha Pitta e del subdosha Sadhaka.

Si osserva l’evoluzione delle alterazioni dell’umore in senso ansioso, dell’allodinia, dell’affaticamento precoce, della perdita progressiva dello “schema corporeo” centrale.

Terza fase: squilibrio del dosha Kapha e dei subdosha, Sleshaka – Avalambakha.

Essa è caratterizzata dal consolidamento del quadro clinico generale, rigidità multi segmentaria, alterazione morfologica del tegumento.

Dal punto di vista del coinvolgimento dei tessuti (dathu), la malattia, sostenuta inizialmente da Vata, mostra un aggravamento progressivo di del tessuto nervoso (Majja), del tessuto muscolare (Mamsa) e dei rispettivi apparati (majjavaha srotas – mamasavaha srotas).

In questo caso l’ayurveda propone un approccio terapeutico integrato: la terapia (fitoterapia, terapie fisica e manuale – aushadi), le regole ed abitudini della vita quotidiana (vihara) e l’alimentazione(ahara).

Lo scopo è riequilibrare sia i dosha che i tessuti che presentano uno squilibrio ingravescente.

Per lo squilibrio di Vata (disturbo depressivo e deflessione dell’umore) si utilizzano : Ashvagandha (Vitania Somnifera), Brahmi (Centella Asiatica), Jatamamsi (Nardostachys Jatamamsi), Shankhapushpa (Pimpinella Anisum).

Per i disturbi di Mamsa Vaha Srota prevede, Shatavari (Asparagus Racemosus), Kaishore guggulu (composto).

Il trattamento della neuropatia, disturbo a carico di Majja Vaha Srota, richiede Yogaraja Guggulu (composto).

Centrale è l’utilizzo delle terapie manuale e fisica.

Anche il letteratura è possibile identificare risultati positivi dell’impiego del massaggio ayurvedico (Abhyanga) sui disturbi legati allo stress (“Pilot study investigating the effects of Ayurvedic Abhyanga massage on subjective stress experience”Basler AJ. J AlternComplement Med. 2011 May;17(5):435-40. doi: 10.1089/acm.2010.0281. Epub 2011 May 13).

I protocolli prevedono sedute bisettimanali di massaggi abyahangha (massaggio con olio di sesamo su tutto il corpo), per il rilassamento neuromuscolare.

Il trattamento manuale viene intercalato da terapie con calore ( pinda sweda) utilizzando i pinda (tamponi caldi medicati usati per il rilassamento delle fasce muscolari).

La terapia di massaggio comprende il trattamento dei punti marma. Si tratta di punti localizzati sulla superficie del corpo.

L’Ayurveda identifica 107 punti principali, attraverso cui è possibile interagire con prāna. Il terminesignifica letteralmente “punti energetici vitali vulnerabili” e la radice della parola deriva dalla radice ṃr che significa uccidere.

Sono definiti anche come aree di “passaggio” tra due dhatu.

L’impiego a scopo medicale si sviluppò nelle scuole di Kalaripayattu, l’antica arte marziale indiana, dove si studiavano i punti marma per potenziare l’effetto dei colpi sugli avversari e per la cura delle ferite subite.

E’ possibile utilizzare tali punti per la diagnosi, per la prevenzione della malattia e a scopo terapeutico.

Sono particolarmente utili per bilanciare i dosha, i dhātu e gli srotā.

Nella fibromialgia saranno trattati principalmente quelli legati al tessuto muscolare (Māmsa Dathu), ai legamenti (Snāyu) ed alle articolazioni (Sandhi).

Sia per il trattamento dei marma che nei diversi tipi di massaggi, saranno utilizzati oli anti Vata e anti Kapha : calamo, eucalipto, zenzero, mustā (Cyperus Rotondus), jātīphalā (Myristica Fragrans), patchouli, pino silvestre, nāgakeshara (Mesua Ferrea), jatamāmsi(Nardostachys Jatamamsi), the, Nirgundī (VitexNegundo).

Centrali nella gestione del paziente con fibromialgia sono l’alimentazione e le abitudini di vita.

La dieta dosha-specifica permette di porre le basi per il riequilibrio terapeutico.

Essa si basa sugli attributi dei tre dosha (atmārupa) e identifica un regime alimentare che non vada ad aggravarli ulteriormente.

Ad esempio per i problemi legati all’aggravamento di Vāta si consiglia di evitare alimenti con caratteristiche di secchezza, leggerezza, freddi, sapore astringente.

Con le medesime modalità saranno date indicazioni per adottare consone abitudini di vita quotidiane (dinācharyā) e stagionali (rutucharyā).